L’ERRORE DI PERCORSO

Se, l’incidente grave, resta la principale preoccupazione dell’organizzatore, quella dell’errore di percorso viene immediatamente dopo, tanto che, per i suoi effetti, potremmo definirlo “l’orrore” di percorso.

Quando questo avviene, diverse sono le conseguenze.

* i corridori si immettono su strade non autorizzate, senza presidio, dove non c’è sospensione temporanea della circolazione e quindi maggiori probabilità di sinistri stradali;

* aumenta la responsabilità dei singoli partecipanti oppure quella dell’organizzatore, a seconda che il caso veda o meno la negligente operatività del direttori di corsa, scorte tecniche e vettura “inizio gara”;

* l’animo sconvolto dell’organizzatore, devastato dalla rabbia e dalla vergogna per il danno arrecato alla propria reputazione, all’immagine della propria società, alle risorse economiche investite, al sacrificio di tanti volontari e collaboratori.

Certo, i regolamenti sportivi dicono che i corridori sono tenuti a conoscere il percorso, un po’ come dire che la colpa alla fine resta la loro, ma in ogni caso la sensazione che si prova alla fine resta sempre quella: una festa, una occasione per far bella figura, che si trasforma invece in una sconsolata umiliazione.

Di questi episodi, nella mia vita di direttore di corsa, di capo scorta o di semplice motostaffettista, ne ho visti diversi.

In alcuni casi la sfortuna e gl’imprevisti hanno avuto la prevalenza, ma, nel complesso, la lezione che ne traggo è che, per evitare errori di percorso, due sono le questioni da curare in modo particolare: la frecciatura ed il comportamento dei volontari di presidio.

Per una buona frecciatura, occorre:

  1. a) usare cartelli di materiale plastico, di colori vivaci o fluò (giallo, arancio, fuxia, ecc.), non confondibili con la normale segnaletica stradale, di dimensioni non inferiori a cm 50 x 35 e con la freccia di direzione disegnata in modo evidente;
  2. b) posizionare i cartelli di direzione in modo da non essere coperti dal pubblico e, soprattutto, nei punti di effettiva deviazione, ovvero, negli incroci o nelle biforcazione dei bivi e non prima, a meno che non se ne voglia mettere più di uno dando ai primi una funzione rafforzativa di preavviso, come quando da una strada principale si deve svoltare per una laterale minore. In questo caso, meglio due frecce!

Occorre considerare che il motociclista della scorta, a cui i ciclisti fanno riferimento, procede concentrato sui veicoli da fermare, volgendo il proprio sguardo alla ricerca della frecciatura solo quando indispensabile, ovvero, in prossimità dell’incrocio, della rotonda o del bivio.

Una freccia messa prima potrebbe benissimo non essere vista dal motociclista se questo, in quell’attimo, fosse impegnato a fermare i veicoli provenienti in senso contrario.

Altrettanto dicasi per i corridori che, assorbiti dalla competizione, hanno un comportamento del tutto simile a quello dei motociclisti della scorta, se non l’abitudine (comprensibile) di affidarsi quasi esclusivamente a questi.

La necessità di una chiara e corretta frecciatura è divenuta ancora più stringente negli ultimi anni a causa della moltiplicazione delle rotatorie: delizia per la sicurezza della circolazione ordinaria, croce per le gare ciclistiche.

I corridori le affrontano quasi sempre come vogliono, senza la giusta disciplina, e le motostaffette rischiano il panico ogni volta nel tentavo di capire da che parte se ne debbano uscire.

Da statistiche si rileva che gli errori di percorso quasi sempre hanno origine dalle rotatorie sulle quali, oggettivamente, si riflettono diverse scuole di pensiero sul come sia meglio posizionare le frecce.

Circostanze che impongono un passo in avanti con la predisposizione di cartelli indicanti le caratteristiche delle rotatorie e la linea da seguire per uscirne correttamente.

Cartelli che diversi organizzatori, ma non tutti, vanno già utilizzando, anche se non sempre con quella quantità e tipologia che la questione imporrebbe.

Questa cartellonistica implica certamente costi ed impegni aggiuntivi, ma è fondamentale, ed ogni “pigrizia” che in tal senso fosse praticata o tollerata, va considerata una carenza organizzativa rilevante e la probabile causa di quegli errori/orrori di percorso, che tutti vorremmo fossero evitati.

Ancora meglio, se dopo aver valutato attentamente gli aspetti della frecciatura e della cartellonistica, si vorrà pure prestare attenzione su quanto sia determinante la collaborazione e la professionalità del personale appiedato, quello messo di presidio nei vari punti del percorso, che avendo tempo di osservare, prevenire ed intervenire, può fare molto perché tutto vada per il meglio.

Per tale compito è bene fare uso innanzitutto dei cosiddetti ASA (Addetto alle segnalazioni aggiuntive), abilitati dal Ministero dell’Interno e dalla FCI e quindi addestrati alla varie tecniche di regolazione del traffico e segnalazione dei pericoli.

In ogni caso, ASA o semplici volontari che siano, quello che l’organizzatore ed il direttore di corsa dovrebbero fare per tempo, è ricordare/insegnare che il loro compito, oltre al blocco del traffico, contempla l’opportunità di indicare anche al veicolo “inizio gara”, alle motostaffette ed ai corridori, da che parte svoltare o proseguire, attenti a non posizionarsi in modo equivoco, oppure fare segnalazioni agli automobilisti mentre arriva la staffetta, che a sua volta potrebbe essere tratta in inganno da segnalazioni che non la riguardano e che la privano della indicazione manuale che il volontario potrebbe darle per proseguire su percorso giusto.

Dobbiamo dirlo chiaramente e più spesso: cari amici volontari di presidio agli incroci, bivi e rotonde, una volta bloccato per tempo il traffico, aiutateci a segnalare, in modo corretto (braccio e indice) da che parte proseguire con la corsa o la granfondo. Voi, che siete tenuti ad arrivare sul posto almeno 15’ minuti prima della corsa, avete tutto il tempo per osservare la frecciatura del percorso e quindi aggiungere le vostre preziose indicazioni manuali, nella consapevolezza che, chi guida il veicolo “inizio gara” o fa la scorta in moto, poche volte conosce l’esatto percorso di gara.

Per evitare gli errori di percorso non basta l’impegno dell’organizzatore, non basta avere scorte consistenti e bravi direttori di corsa. Spesso, chi ti “salva la baracca” è proprio l’accortezza di quel singolo volontario, di cui non conosci neppure il nome, che, per un giorno, diventa il tuo “angelo custode”.

 

Silvano Antonelli

 

Pubblicato sulla rivista INBICI, aprile 2017

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